Che cosa comporta affrontare una gravidanza indesiderata?

Quante donne si sono trovate di fronte all’emblematico dilemma: “tenerlo o non tenerlo?”, quando le lineette colorate di uno stupidissimo astuccio segnano il fatidico verdetto. Quasi tutte ci sono state a quel bivio ed hanno dovuto scegliere per loro stesse e per la creatura che portavano in grembo, assumendosi lo scotto di una decisione, che ha strascichi molto lunghi negli anni a venire, sia che si decida di tenerlo, che in caso contrario.

Questo articolo parla delle conseguenze del sesso non protetto, quindi senza l’uso del contraccettivo per eccellenza – il preservativo e dei possibili risvolti psicologici, che le donne affrontano quando si trovano costrette a dover prendere determinate decisioni.

Per questa ricerca, la modalità di indagine dei dati raccolti è stata l’intervista semistrutturata, fatta a ragazzi tra i 20 e i 35 anni di età, che hanno voluto condividere le proprie esperienze di vita ed il proprio sentire in merito alla questione.

Cominciamo col dire che il dato che accomuna queste interviste è che nessuno dei ragazzi era a conoscenza dei possibili risvolti psicologici di chi abortisce. Spesso si parla di Depressione Post-Partum, che può muovere a gesti inconsulti e che interessa il 10 % delle puerpere nei paesi occidentali ma, quasi mai, si parla della PAS, ovvero la Sindrome Post-Aborto, di cui parleremo meglio in seguito.

I pareri dei ragazzi su come comportarsi di fronte ad una gravidanza indesiderata, protendono per l’aborto, dato che 9 ragazzi su 12 (5 dei 6 ragazzi intervistati e 4 delle 6 ragazze intervistate), hanno dichiarato di preferire la pillola abortiva o l’aborto stesso, al proseguire la gravidanza. Difatti Sandra, di 33 anni, sostiene: “Dopo che ho preso la pillola dei cinque giorni dopo, (la gravidanza indesiderata) la tengo a distanza con tutti i mezzi possibili e immaginabili”, enfatizzando il ruolo positivo, dal punto di vista della prevenzione, che il tormento di questa decisione ha scatenato in lei. In questi contesti gioca un ruolo importante il fatto di avere un relazione stabile e consolidata, perché come sostiene Eleonor, di 21 anni: “Intervengono tanti fattori: responsabilità, attenzione, prudenza”, che in rapporti di tipo occasionale non sono presenti e pertanto implicano una serie di scelte dettate dalla leggerezza del momento, che rendono il disimpegno e lo scarico di responsabilità sulla giovane madre, una scontata conseguenza.

Alberto, di 24 anni, in una relazione stabile, riporta quasi in maniera comica, lo sfortunato evento: “Con la mia ragazza, capitò una volta che mi presi una paralisi per questo motivo. Dovemmo scappare al consultorio per la pillola del giorno dopo”. La superficialità con cui viene riportato questo fatto, sottolinea quanta confusione ci sia tra il contraccettivo  – il preservativo per intenderci – e la contraccezione di emergenza – la pillola del giorno dopo – che viene presa senza considerare oltre che gli effetti fisici, anche gli aspetti psicologici. Prevenire è sempre meglio che curare, recita una nota frase! Quindi preservativo alla mano e meno affanno!


Molti ragazzi giustificano l’aborto, come scelta obbligata per la propria compagna, portando alla luce la propria situazione economica, come Francesco, di 24 anni, che dice: “Qui si fa fatica a mettere su famiglia, con questa instabilità economica” o come Carlo, di 24 anni: “Io non lo terrei, perché non posso garantire condizioni ottimali. Credo che non sia giusto nei confronti della creatura. Se dovesse accadere, stravolgerebbe la mia vita”.

Altra situazione è quella dipinta da Manuel, di 29 anni: “Non eravamo pronti e allora, all’epoca, lei ha abortito”, che racconta con rammarico ed imbarazzo la sua incapacità di affrontare questa difficile scelta. Nonostante poi, lui racconterà nel resto dell’intervista, ci fossero le condizioni economiche, per sostenere una gravidanza, in un rapporto come il suo ormai consolidato, la paura per quello che ne sarebbe seguito, da parte di entrambi, ha avuto la meglio.

Luana, invece, di 29 anni, attribuisce motivazioni più filosofiche, al fatto che preferirebbe interrompere una gravidanza indesiderata e sostiene: “Non credo di progettare di avere figli, con un persona, perché non credo nell’amore eterno”, un aspetto questo che meriterebbe più indagini.

Di tutt’altro avviso è Eugenia, di 25 anni, che riporta: “Non penso di abortire, non per un retaggio cattolico, ma perché vivrei molto male”, sottintendendo il sentimento di colpa e frustrazione che innescherebbe una situazione di questo tipo. Eugenia, come ha riportato nella parte successiva dell’intervista, raccontando molto di sé, è una donna libera e consapevole, che potenzialmente potrebbe scegliere di tenere il bambino, che una gravidanza non cercata potrebbe darle.

Il suo intervento ci apre ad una questione molto delicata, ovvero quella della PAS, della Sindrome Post-Aborto, che vede l’alba già dai primi studi degli anni novanta, in cui si ipotizzavano effetti negativi sulla psiche della madri che ne facevano uso e ora vede importanti riconoscimenti sul piano medico e psicologico.

Difatti in uno studio del 2016 di Sullins, su un campione di 8.005 donne con età dai 15 ai 28 anni, l’aborto è costantemente associato ad un moderato aumento del rischio di disturbi di salute mentale durante la tarda adolescenza e la prima età adulta. Mentre in un articolo del 2011, sul “British Journal of Psychiatry” è apparsa una ricerca basata su 877.000 donne, nella quale si è dimostrato che coloro che si sottopongono all’interruzione di gravidanza hanno quasi il doppio di probabilità di soffrire di problemi di salute mentale rispetto a chi decide di partorire. Inoltre è stato appurato che il 10% di tutti i problemi di salute mentale deriva dall’aborto. In particolare, le donne che hanno subìto un aborto hanno registrato un aumento del 34% di probabilità di disturbi d’ansia, del 37% di depressione, il 110% (più del doppio) in più del rischio di abuso di alcool, il 220% (più del triplo) in più di consumare cannabis e il 155% in più del rischio di suicidio.


Huang, nel 2012, mostra che il 114% delle donne sono più portate a stati di ansia e depressione, a prescindere che l’aborto fosse spontaneo o “scelto”. Su questo studio è interessante il commento della dottoressa Priscilla Coleman, professoressa allo Human Development and Family Studies della Green State University in Ohio: “Anche in una cultura in cui l’aborto è diffuso e viene ordinato dal governo dopo che le donne partoriscono già una volta (nella Cina moderna è ancora vietato avere più di un figlio a famiglia), l’entità dei rischi psicologici è paragonabile a quelli individuati in altre parti del mondo”.

Non meno importante è il distinguo in due quadri gnoseologici distinti della PAS, fatta da Cinzia Baccaglini, massima esperta italiana della sindrome post-aborto:

  1. La psicosi post-aborto, che insorge subito dopo l’aborto in maniera eclatante, è un disturbo di natura prevalentemente psichiatrica (sono le mamme che devono essere ricoverate in psichiatria a seguito di tentati suicidi o suicidi falliti, che vanno a rubare i bimbi degli altri, che si presentano davanti alle scuole aspettando invano che il loro bimbo esca);
  2. Il disturbo post-traumatico da stress, insorge tra i tre e i sei mesi e si mantiene fino ad elaborazione o si aggrava all’aumentare di altre esperienze traumatiche. Vi sono comportamenti persistenti di evitamento di circostanze associabili al trauma (ad esempio, luoghi, attività o persone che fanno ricordare l’evento traumatico in questo caso i partner che hanno spinto all’aborto, quell’ospedale, quel ginecologo); sintomi persistenti di sovraeccitamento (ad esempio, irritabilità, preoccupazione, ansia, depressione, insonnia, difficoltà di concentrazione, ecc.).A questi sintomi possono aggiungersi conseguenze anche sul piano fisico, come palpitazioni, inappetenza o disturbi dell’alimentazione, disturbi del sonno, ecc. Tra le conseguenze, non è raro l’abuso di alcol e droghe come un modo per cercare di dimenticare l’evento traumatico.

Nel 2011, Amy Sobie, portavoce dell’Elliot Institute, ha dichiarato: “L’aborto continua a uccidere le donne. Può essere legale, ma non è sicuro” perché le principali riviste mediche hanno segnalato un alto tasso di mortalità associato all’aborto e tassi di suicidio 7 volte maggiori, rispetto alla norma.

A tutto questo c’è un rimedio e si chiama prevenzione e scelta consapevole, fatta col proprio partner, sia esso occasionale o stabile. L’uso del preservativo è davvero un modo per vivere in maniera rilassata il sesso e anche tutto ciò che ne consegue. Se fai l’amore con il preservativo ti metti al sicuro dal punto di vista fisico e psicologico. Non si dovrebbe mai dimenticare che si ha la possibilità di scegliere, prima di agire.


Le interviste sono state condotte ad un campione di 12 ragazzi eterosessuali, di cui 6 uomini (rispettivamente di 20, tre di 24, 29, 35 anni di età) e 6 donne (rispettivamente di 21, 25, 26, 27, 29, 33 anni di età).

I nomi sono di pura invenzione per tutelare la privacy della persona. Gli altri dati anagrafici sono riportati fedelmente.

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