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Problemi di coppia: da dove nascono e come risolverli

Una disfunzione sessuale influisce negativamente sulla soddisfazione di coppia. Tuttavia i sintomi sessuali possono anche comparire proprio a causa della scarsa qualità relazionale e non come un problema legato a uno solo dei due partner.
Se la coppia ha conflitti latenti o problemi relazionali, c’è la possibilità che queste incomprensioni trovino manifestazione nel terreno fertile dell’intimità.
Andiamo con ordine.

Come si diventa una coppia

Diversi fattori di carattere biologico, individuale, familiare e socioculturale entrano in gioco nella formazione della coppia.

Secondo il modello biologico ed evoluzionistico la scelta di un partner è funzionale al compito riproduttivo e si basa sull’attrazione fisica, nelle sue sfaccettature non solo biologiche ma anche culturali e/o psicologiche.

Le nostre scelte vengono condizionate, inoltre, da diversi fattori di tipo individuale, familiare e socioculturale.

Le variabili psicologiche hanno a che fare soprattutto con l’espressione di alcuni bisogni fondamentali innati ed ereditati come l’attaccamento, vale a dire il legame che si instaura fra madre e bambino, finalizzato a garantire la vicinanza e la "protezione" della figura di accudimento (Bowlby, Ainsworth,…). La qualità dell'esperienza definisce la sicurezza d'attaccamento in base alla sensibilità e disponibilità della figura accudente (madre),
e quindi la formazione di programmi interni, acquisiti con l’esperienza, che andranno a definire i comportamenti relazionali futuri. Questi programmi sono una specie di stampo che fanno da filtro mentale per la ricezione e l’interpretazione dell’esperienza interpersonale successiva.

Interessanti risultano le ipotesi sulla formazione del rapporto di coppia che hanno preso spunto dalle teorie proposte relative ai diversi stili di attaccamento.
Secondo queste ipotesi, il rapporto di coppia sarebbe fondato sul legame d’attaccamento infantile che, integrato con la sessualità, costituirebbe la componente fondamentale del rapporto amoroso. All’interno di una relazione stabile, i partner si sceglierebbero in modo tale da poter confermare la percezione di sé e degli altri, giustificando così la ripetizione dei propri modelli relazionali e stili di attaccamento infantili.

Secondo il modello sistemico che studia le interazioni familiari, il rapporto con le figure primarie di accudimento rappresenta un importante organizzatore della mente in grado di influire significativamente sulle aspettative, le percezioni e la lettura della realtà intersoggettiva. Secondo questi studiosi, per potersi unire in maniera “sana”, il soggetto deve essere in parte differenziato, cioè essere autonomo e separato mentalmente dall’altro, e in parte deve sentire l’appartenenza e l’affiliazione, cioè provare l’attaccamento e la dipendenza verso l’altro. Queste due variabili, se eccessive e rigide, esitano in sofferenze psicologiche specifiche come nella “simbiosi” o dipendenza patologica o nel distacco emotivo per troppa differenziazione.

problemi di coppia

All’interno della coppia si ritrovano frequentemente i giochi collusivi, cioè alleanze più o meno consapevoli, per cui i soggetti, benchè adulti, si scelgono nel tentativo di risolvere problematiche psicologiche infantili non risolte. La persona amata può essere scelta, nella reciprocità, come una sorta di “terapeuta naturale” a cui chiedere di riparare i danni prodotti da esperienze traumatiche infantili. Parallelamente esiste una sorta di compiacenza e disponibilità del partner nel co-costruire una relazione distorta e collusiva che in qualche misura risponda alle attese di entrambi.
La coppia disfunzionale, secondo questi modelli interpretativi, deriverebbe dalla cristallizzazione delle premesse illusorie iniziali, o contratto collusivo, che rappresenta il tentativo reciproco di indurre l’altro a incarnare il partner ideale, a scapito di quello reale.

Secondo lo psicoanalista O.F. Kernberg, nonostante i dati statistici ci mostrino che la frequenza dei rapporti sessuali e dell’orgasmo decresce col passare degli anni, gli studi clinici sulle coppie indicano che la passione sessuale è un aspetto permanente delle relazioni d’amore, e non di una espressione iniziale e temporanea dell’idealizzazione “romantica” degli adolescenti e dei giovani.
Secondo l’autore, la passione sessuale presuppone la capacità degli amanti di regredire ad un primitivo stato di “simbiosi o fusione” con l’altro senza esserne sommersi (il “sentimento oceanico” di Freud), recuperando la vicinanza con la madre in uno stato di differenziazione e distinzione con l’altro partner. Nel superamento dei confini di sé è possibile l’integrazione di amore e aggressività, di omosessualità ed eterosessualità nella relazione interiore con la persona amata.
La passione ha il compito di intensificare, consolidare e rinnovare le relazioni d’amore per tutta la vita, e di mantenere l’eccitazione sessuale legandola all’intera esperienza umana della coppia.
In circostanze ottimali, l’intensità del godimento sessuale ha una progressiva qualità di rinnovamento, che non dipende da meccaniche ginnastiche sessuali ma dall’intuitiva capacità della coppia di intessere i nuovi bisogni e le nuove esperienze personali nella complessa rete costituita dagli aspetti eterosessuali e omosessuali, amorosi e aggressivi della relazione nel suo complesso, aspetti che si esprimono nelle fantasie consce e inconsce messe in atto nei rapporti della coppia.

Nei disagi sessuali, molto frequentemente si assiste alla compresenza del disturbo nella coppia. Molto spesso al vaginismo si associano la disfunzione erettile e/o l’eiaculazione precoce; in questo tipo di coppia si registra quasi sempre una profonda intesa con tratti simbiotici e scarsa propensione all’erotismo.

Secondo il modello biopsicosociale o modello integrato, la sessualità non può essere ridotta né al singolo individuo e alle sue dinamiche intrapsichiche, né alla coppia e alle sue complesse interazioni da un punto di vista sistemico. In tal senso parlare di disfunzionalità sessuale significa considerare come possibili fattori eziologici gli aspetti biologici, chimici, fisici, psicologici e culturali, non solo nelle loro peculiarità, ma anche nelle loro interazioni reciproche. Anche quando il sintomo sessuale ha una causa francamente organica, ha una ripercussione psicologica individuale e di coppia. Ad esempio, un uomo che soffre di disfunzione erettile causata da un grave problema vascolare, vivrà certamente anche sentimenti di inadeguatezza e di frustrazione relativamente alla propria identità maschile, coinvolgendo in questo anche la partner.

tensioni di coppia

Alcuni esempi di disfunzioni sessuali secondari a fattori relazionali

  • I problemi di erezione, definiti dal DSM V come disturbo dell’erezione (DE), possono essere secondari a problematiche di coppia.

Sappiamo che nella definizione transculturale di virilità, il “pene eretto” è considerato il principale attributo maschile e la penetrazione una condizione indispensabile per una vita sessuale soddisfacente. La mancata conoscenza delle preferenze sessuali della partner insieme al timore di non avere una buona performance possono esitare in un senso di inadeguatezza e di grande insoddisfazione reciproca.
L’ansia da prestazione, in particolare se accresciuta dall’atteggiamento richiedente della partner, è spesso la causa immediata dell’impotenza, semplicemente perché è impossibile mantenere un’erezione se si ha la sensazione di stare sotto esame.

Nel DE, il gioco collusivo tra i partner può riguardare la paura condivisa del tradimento: il sintomo proteggerebbe da questa eventualità vissuta come psicologicamente insostenibile per entrambi. Alcuni uomini con DE riferiscono di sentirsi ambivalenti e dubbiosi rispetto al superamento del loro problema e, ancora più spesso, sono proprio le partner a sentirsi minacciate o a essere ambivalenti rispetto al ripristino della funzionalità erettile.

Esiste comunque una ricaduta emozionale problematica anche quando la partner non ha nessun ruolo nella genesi della DE. La ricaduta più diffusa è la messa in discussione di un attributo tradizionale femminile: la capacità seduttiva. L’erezione sarebbe la prova tangibile ed evidente del proprio potere sessuale sull’altro, mentre la DE potrebbe essere associata alla sensazione di essere rifiutata a cui si può reagire con insonnia, disturbi alimentari, crisi di pianto,…
Il sospetto che il sintomo sia solo situazionale e che il partner provi e dimostri interesse per un’altra donna è un’altra tematica diffusa in grado di generare gelosia, risentimento e paura dell’abbandono. In definitiva una donna può non sentirsi amabile o amata e mettere in atto una serie di comportamenti ansiosi o aggressivi per ottenere una rassicurazione su questo punto. È ovvio che un atteggiamento richiedente o di rimprovero possa aggravare o semplicemente mantenere in vita una DE.

Questo sintomo azzera completamente lo scambio sessuale e corporeo mettendo a rischio tutta l’area dell’intimità di coppia.

  • Il calo del desiderio femminile, definito dal DSM V come disturbo del desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale femminile, può essere secondario a fattori relazionali di coppia.

Secondo un recente studio americano condotto su donne sane, l’intensità del trasporto emozionale che si stabilisce col partner durante l’attività sessuale e la conseguente personale sensazione di benessere rappresentano i due principali fattori predittivi di assenza di stress sessuale. Vale a dire, maggiore è l’intesa emozionale col partner e la sensazione di benessere mentale, minore è il rischio di sviluppare un qualsiasi disagio sessuale.
Sempre secondo questo studio, anche vari fattori “contestuali” all’attività sessuale possono agire scatenando un possibile disagio sessuale: le condizioni relative alla sicurezza fisica e mentale (gravidanze indesiderate, patologie sessualmente trasmesse, traumi conseguenti a possibile interruzione della relazione,…), appropriatezza/inappropriatezza della privacy, situazione sufficientemente/insufficientemente erotica, presenza di figli o altri familiari, stanchezza, ora tarda.

  • Il calo del desiderio maschile, definito dal DSM V come disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile, può essere secondario a problematiche di coppia.

Eventuali malattie invalidanti nella partner, come una riduzione della sua capacità libidica e orgasmica possono associarsi spesso a calo del desiderio maschile. Tali fattori possono agire riducendo la convinzione d’efficacia sessuale e autostima del maschio, favorendo la comparsa del disturbo.
D’altro canto, una lunga durata della relazione di coppia potrebbe essere considerata da una parte come fattore rassicurante ma dall’altra può accompagnarsi a una riduzione della sessualità e appetibilità della partner.
Inoltre la riduzione del desiderio del maschio può avere una valenza situazionale, cioè essere relativa a quella partner che gli appare sessualmente meno competente ed anche questo è un problema di coppia.

Approccio terapeutico alle problematiche di coppia

Il modello interpretativo integrato delle disfunzioni sessuali dà luogo alla terapia integrata, che deve prendere in carico le difficoltà di entrambi che non possono essere risolte con la sola cura farmacologica del sintomo del singolo.
Paradossalmente a volte la cura del disturbo non porta a un miglioramento, ma a una crisi della relazione di coppia.

Importante è esplorare l’area del piacere corporeo: persone strutturate in maniera rigida si consentono quote di piacere corporeo assai ridotte e in esse la paura di perdere la “testa” ha prodotto una soglia particolarmente alta all’eccitazione privilegiando il senso del dovere. Queste genere di persone hanno sviluppato una scarsa propensione alla sperimentazione e agli aspetti ludici della sessualità ritenendola un’area non del tutto sicura o addirittura molto rischiosa per un senso di sé accettabile per i propri canoni etici.

La coppia dovrà essere aiutata a esplorare l’immaginario erotico dei due partner in modo da individuare terreni comuni, migliorare la comunicazione su questi temi e chiarire il senso delle fantasie e delle esigenze di ognuno.
Aspetti importanti dell’immaginario erotico sono: le fantasie del sesso a tre, elementi di dominanza sadica, di sottomissione masochistica, di esibizionismo e di voyeurismo, di eterosessualità e di omosessualità, l’utilizzo dell’altro come “oggetto sessuale”, all’interno di un gioco erotico delimitato da una relazione emotiva e affettiva che trascende tale gioco.
Si tratta di un gioco erotico nel quale uomo e donna sono complici perché il desiderio e il godimento sessuale sono intensificati dalla libertà di sperimentare fantasie inconsce di origine infantile.

Dott. Giuseppe Saccotelli

Saccotelli Giuseppe è medico psichiatra e psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico.