I segreti del Punto C: trucchi e misteri del clitoride

Siamo arrivati alla fine (per ora) di questo viaggio nell’alfabeto del
piacere. L’ultimo, ma non certo per importanza, è il famigerato Punto C,
che a differenza delle zone erogene precedentemente esplorate, coincide con
un intero organo.

Di cosa stiamo parlando? Ma del clitoride, ovviamente! Questo piccolo
bottoncino (che in realtà non è né piccolo né un bottoncino, come vedremo
tra poco), ha di fatto l’unica funzione di far provare piacere all’altra
metà del cielo. Esiste, quindi, per farci godere e basta. Mica male come
premessa, no?

Ma se le sue potenzialità sono pressoché infinite, il clitoride è stato a
lungo dimenticato, nascosto, bistrattato quasi e ancora oggi, nonostante
oltre il 70% delle donne necessiti di una stimolazione diretta di questo
organo per venire, viene spesso relegato a un ruolo secondario rispetto
alla penetrazione, soprattutto durante i rapporti sessuali.

 

Anatomia di un portento: i segreti del Punto C

Quello che vediamo sbucare dalle piccole labbra non è che la punta
dell’iceberg. In realtà gran parte del clitoride si sviluppa all’interno
del nostro corpo, generando incastri e terminazioni nervose (quindi anche
reazioni ai vari tipi di stimolazione) praticamente uniche nel loro genere,
diverse da donna a donna.
Ma andiamo con ordine: ciò che vediamo sbucare (non sempre, ricordate? Ogni
clitoride è diverso dall’altro così come ogni vulva non ha eguali) dalle
piccole e grandi labbra della vulva, è solo il glande del clitoride, la
parte più sensibile e ricca di terminazioni nervose. Sono più di 8.000. Per
capire meglio: un pene è ricchissimo di terminazioni nervose. Il glande è
ricoperto da un cappuccio e prosegue al suo interno con un altro omonimo
del pene maschile, il prepuzio.
Da lì, il clitoride si inabissa nelle profondità del nostro corpo, dove si
dirama in due coppie di strutture. Le prime sono i vestiboli o bulbi: due
spugne di tessuto che abbracciano di fatto l’uretra e il canale vaginale,
sempre all’interno. Accanto e attorno ai bulbi del clitoride, ci sono
infine le radici, due piccole braccia costituite da corpi cavernosi che se
irrorate di sangue, durante l’eccitazione, si gonfiano così come il pene.
Non a caso, quindi, quando una donna è molto eccitata, anche la
penetrazione può indirettamente andare stimolare il clitoride: perché, come
recitava una celebre marca di telefonia, il clitoride è tutto intorno a te
(o almeno, alla tua vagina).

Come stimolare il clitoride

Viste le tante varianti anatomiche e i livelli sempre diversi di
eccitazione, non dobbiamo però dimenticare che la stimolazione più
orgasmica e quindi più usata dalle donne durante la masturbazione e durante
i rapporti, è quella diretta del glande del Clitoride, del cappuccio o
delle aree limitrofe.

Anche qui, ci sono tanti modi di stimolare e toccare il clitoride quante
sono le donne nel mondo: non esiste una regola uguale per tutte e la
soluzione migliore è chiedere indicazioni alla diretta proprietaria
dell’organo in questione, su come preferisce essere accarezzata e portata
all’orgasmo. Alcune possono provare piacere con un massaggio profondo e una
grande pressione diretta sul glande, altre invece preferiscono tocchi
leggeri e veloci, altre ancora potrebbero non apprezzare una stimolazione
diretta e preferire carezze più leggere e solo sul cappuccio o vicino al
glande senza toccarlo… Insomma, usate la bocca. Prima di tutto per parlare
e chiedere informazioni, e poi magari anche per dare una marcia in più alla
questione, con del sempre apprezzato sesso orale.
Tra le regole base, comunque, troviamo la pazienza e la consistenza.
La prima si riferisce al fatto che in genere (ma non sempre) una donna ha
bisogno di più tempo per venire. Non bastano due smanacciate veloci e
approssimative, quindi armatevi di pazienza e non mettetele fretta, perché
è controproducente. Per consistenza invece si intende la continuità di
movimento: se la state facendo godere con movimenti circolari tutto attorno
al glande, continuate così senza fermarvi e soprattutto senza cambiare
nulla, né il ritmo, né la pressione, né il verso della carezza. Una
variante improvvisa potrebbe interrompere il crescendo verso l’orgasmo,
facendolo sfumare definitivamente, un po’ come un tiro che prende il palo
all’ultimo minuto di una finale. Non è una bella sensazione, insomma.

I migliori sex toy per il Punto C, alias il clitoride

A voler essere pignoli, praticamente ogni vibratore può essere usato per
stimolare la parte esterna del clitoride. Quasi tutti i marchi però hanno
ideato e perfezionato nel tempo diversi tipi di vibratori, con forme più
ergonomiche, dimensioni ridotte e più adatte a prendersi cura al meglio dei
nostri Punti C.
Dai classici vibratori dalla forma fallica, dunque, siamo passate a sex
toys più piccoli e discreti, simili ad ovetti, dalle linee curve e
rivestiti di morbido silicone, spesso texturizzato per dare quel tocco in
più alle sensazioni già paradisiache delle vibrazioni. Le varianti sono
centinaia, ma possiamo individuare qualche macro-categoria: abbiamo i
bullet, piccoli proiettili vibranti come FingO di ScreamingO, spesso ricoperti da “maniche” in silicone e applicabili al dito (come questo modello di Dorcel), oppure gli ovetti che vanno dai modelli sciccosi di Lelo a forme più curiose
e innovative come Candy di Svakom. Senza dimenticare le versioni hi-tech che vibrano a tempo di musica come
lo Smart Mini di Magic Motion.

Ci sono persino i succhia-clitoride, particolari sex toys che riproducono
grazie a onde sonore l’effetto della suzione, per sensazioni senza pari. Il
primo prototipo è stato realizzato da Womanizer, ma oggi spopolano anche e versioni di Satisfyer, come questo tenerissimo e più abbordabile sex toy a forma di pinguino, e il nuovo arrivo Sona di Lelo.

Stimolare il clitoride dall’esterno non significa però dimenticarsi della
penetrazione: ecco che sono dunque nati i famosi vibratori Rabbit, sdoganati dalla celebre serie Sex and The City. Si tratta di vibratori da
inserire dotati di un piccolo braccio aggiuntivo (originariamente a forma
di un coniglietto, da cui il nome Rabbit) che resta fuori e vibra a
contatto con il clitoride, mentre il corpo principale si occupa della
vagina (o di altri orfizi).

Infine, gli ingegneri del piacere sono arrivati a una forma particolarmente
adatta ad incorporare la stimolazione esterna del Punto C con la
penetrazione durante un rapporto. Stiamo parlando dei vibratori a C, dotati infatti di un piccolo braccino spesso in silicone morbido da
inserire in vagina assieme al pene, collegato all’esterno da un ulteriore
braccio vibrante che resta a contatto con il glande e il cappuccio del
clitoride. I modelli più celebri sono quelli di We-Vibe ma anche Lelo ha
diverse versioni che sfruttano la stessa tecnologia. Guarda mamma, senza
mani!

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