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BDSM: La parola a Master&Slave ed agli psicologi

Quando ho cominciato a scrivere questo articolo, ho pensato di dare innanzitutto la parola a chi pratica ogni giorno BDSM[1] e nello specifico a Master e Slave[2] dalla collaudata esperienza, affiancando questi resoconti a numerose incursioni di autori, che hanno messo sotto il microscopio il fenomeno. Un fenomeno questo, venuto alla luce, grazie a pellicole quali “La frusta e il corpo” (Mario Bava, 1963), “Bella di giorno” (Luis Bunuel, 1967), “Histoire D’O” (Just Jaeckin, 1975), “Maitress” (Barbet Schroeder, 1976), “Legami” (Pedro Almodovar, 1989), “Tokyo Decadence” (Ryu Murakami, 1991), “La pianista” (Michael Haneke, 2001), “Secretary” (Steven Shainberg, 2002) “Venere in pelliccia” (Roman Polański, 2013), “50 sfumature di grigio” (Sam Taylor-Johnson, 2015) e “50 sfumature di nero” (James Foley, 2017). Al di là della critica cinematografica dei singoli film, l’esigenza di cui queste pellicole si fanno portatrici è quella di una diversa concezione della sessualità, di cui non bisogna avere paura, ma che anzi, permette una conoscenza più intima del proprio essere e del proprio partner.

BDSM Master e Slave: un gioco di dominazione e sottomissione

Gli "addetti ai lavori"

Partiamo da uno stralcio[3] di un Master, che argomenta così la sua visione del sesso: “…Il segreto del BDSM non dovete cercarlo nel sesso, ma piuttosto nel gioco. Il bambino è sempre innocente quando gioca ed è chiaro che imbarazzo, schifo, crudeltà e preoccupazione sono solo del mondo adulto. Il bambino, quando gioca, ha solo sensazioni ed emozioni interessanti, prive di significati etici. Basta pensare a quanto sono schifosi certi giochi di bambini, che si imbrattano con il fango o addirittura che giocano con le feci. A farci inquadrare le cose in modo diverso, a spiegare cosa sia il bene e cosa sia il male ci saranno gli insegnamenti dei grandi…”[4].
L’espressione di una sessualità non ordinaria, non è riconducibile ad un uso improprio della sessualità. Non bisogna allarmarsi se la nostra attenzione cade su giochi erotici di questo tipo, anzi, come poi vedremo nelle ricerche sotto argomentate, è sinonimo di apertura mentale e maggiore benessere psicologico. Pratiche sado-maso non necessariamente rientrano nelle parafilie[5] o perversioni sessuali, anche se bisogna prestare attenzione all’esclusività di questo comportamento, perché se una persona non riesce ad accedere al proprio desiderio erotico, se non attraverso un rituale del genere, si può ipotizzare un qualche tipo di problematica. Se si tratta invece di una sperimentazione ludica, che sottende ad un erotismo personale, a prescindere da queste pratiche, allora stiamo parlando di soggetti sani dal punto di vista psicologico.
La tematica principale che regolamenta questo gioco sessuale è l’esercizio del potere e del controllo sull’altro, in una dinamica attraverso cui le emozioni e le sensazioni, passano attraverso il “filtro del rituale” e della sperimentazione sicura, attraverso la “safe word”, il comando che da la possibilità al partner passivo di interrompere il gioco. In questo vortice di piacere e dolore, sadismo e masochismo sono sempre amalgamati e mai completamente puri, perché “il sadico o carnefice si fa forte delle proprie debolezze e le vittime si fanno deboli della loro forza” (Stoller e Gabbard, 2007). Il Master, apparentemente, il fulcro dell’azione scenica, esorcizza la propria paura dell’abbandono, attraverso un rituale di sofferenza, nel quale devitalizza il suo sentire, da ogni possibilità affettiva nei confronti del suo Slave: in sostanza lo oggettivizza. A sua volta, lo slave, conscio di questa condizione, calibra millimetricamente le proprie sensazioni di piacere e sofferenza, per ottenere la vittoria sul dolore. Per questo servono rigide cornici, ruoli prestabiliti e regole fisse per non compromettere la performance. Qualora venisse scosso questo equilibrio, ci sarebbe l’interruzione del gioco e la negazione dell’esistenza dell’altro da parte del Master.

Bondage e BDSM Tutto quello che c'è da sapere sulle pratiche bondage e BDSM

I dati dimostrano...

Ma a discapito di questa interpretazione, recenti ricerche hanno dimostrato che chi pratica BDSM, sopporta meglio lo stress (Richters, 2008), coltiva profonda fiducia e consapevolezza del corpo (Powell, 2011), risulta più felice della media (Wismejer, 2013) ed è meno sessista (Simula, 2013).
Sul fronte italiano, Calderoni A. e Gonzaga L. (2015)[6] hanno dato l’avvio ad una ricerca su un campione di 120 praticanti italiani di BDSM ed hanno riscontrato caratteristiche molto interessanti. Innanzitutto hanno evidenziato una maggiore apertura mentale, ovvero meno pregiudizi e una migliore flessibilità al cambiamento, nonostante un 26% in più rispetto alla media italiana che connota queste persone, come aventi uno stile d’attaccamento evitante e cioè che tendono ad inibire le emozioni e pertanto risultano meno amichevoli.
A livello clinico, questo gruppo mostra indici molto alti di personalità narcisistiche, circa il 50% del campione esaminato e di questi il 71% richiederebbe approfondimenti diagnostici.
I ruoli di dominanza e sottomissione rivestiti nella pratica BDSM non sono connesse ad analoghe tendenze patologiche di personalità: difatti il profilo masochistico è inferiore alla media, mentre quello sadico è nella media italiana. In sostanza chi pratica sadomaso, non risulta patologicamente né sado e né maso.
Infine gli indici di ansia e distimia sono significativamente inferiori rispetto alla media.
Il profilo delineato da questi ricercatori ci fornisce uno spaccato di questo mondo fatto di pratiche sessuali consensuali, sicure, flessibili[7] e soddisfacenti per entrambi i partner. La cosa fondamentale da non dimenticare mai è “il rispetto di sé, l’unica qualità che distingue la sessualità matura dalla sofisticazione sessuale”[8], che permette lo scarto tra un gioco ludico e la patologia.

Concludo con le parole decisamente incisive, ma consapevoli di una Slave:

“Mai precludersi nulla. Mai accettare tutto. Il resto, che sia un gioco di ruolo, che sia un oggetto, una frusta, la posizione del missionario o l’uso dello strap-on, è solo scenografia. È un palcoscenico, un rito necessario che ti aiuta a non essere un personaggio in cerca d’autore, l’ombra di un te stesso che non hai mai avuto il coraggio di essere”.[9]


[1] BDSM è un acronimo composto da: bondage (B), bondage & disciplina (BD), dominazione e sottomissione (D&S), sadismo e masochismo (S&M).

[2] Il “Master”, nella dinamica BDSM, è chi agisce il ruolo di dominazione e potere al fine di provocarsi e provocare piacere fisico e psicologico al suo sottomesso. Un donna che assume questo ruolo è chiamata “Mistress”. Lo “Slave” invece è il sottomesso, a cui spetta il ruolo passivo.

[3] La tecnica adoperata per la raccolta dati è stata l’autocaratterizzazione, durante un percorso di psicoterapia, in cui il soggetto descrive se stesso, partendo dalla seguente consegna: “Vorrei che Lei si descrivesse brevemente, in generale. Scriva questo breve bozzetto come potrebbe scriverlo un amico che fosse molto benevolo con Lei e che la conoscesse molto intimamente, forse meglio di chiunque l’abbia realmente conosciuta. Si ricordi di scriverlo in terza persona; per esempio cominci pure dicendo: Tizio è… o conosco Tizio…”

[4] Inghilleri M., Ruspini E. (2011) Sessualità narrate, Esperienze di intimità a confronto, Franco Angeli

[5] Le parafilie sono pulsioni erotiche connotate da fantasie o impulsi intensi e ricorrenti, che implicano attività o situazioni specifiche che riguardino oggetti, che comportino sofferenza e/o umiliazione, o che siano rivolte verso minori e/o persone non consenzienti.

[6] I test adoperati per la ricerca sono stati: l’Experiences in Close Relationships-Rivised, per lo stile affettivo delle relazioni, il Big Five Questionarie, per le caratteristiche di personalità e il Millon Clinical Multiaxial Inventory –III, per evidenziare eventuali sindromi cliniche e personalità patologiche.

[7] Flessibili perchè i ruoli possono diventare interscambiabili, ad esempio quando una persona desidera operare entrambi i ruoli è detta “Switch”.

[8] Alexander Lowen, (1997) Amore e Orgasmo, Feltrinelli, Milano.

[9] Vedi nota 4.

Dott.sa Maria Lanciano

Psicologa con uno spiccato interesse per la ricerca sociale. Si occupa di dare voce ai soggetti direttamente interessati, ridefinendo costantemente il concetto di morale, etica, sessualità. Perché vivere nella società contemporanea, per dirla con le parole di Bauman, vuol dire “essere incapaci di fermarsi e ancor meno di restare fermi”.